Mentre tutto cambia attraverso continui squilibri fra orizzontali e verticali, un quadrato esprime nel centro un più stabile a durevole equiibrio fra le opposte direzioni.
La dualità orizzontale-verticale, da cui nasce tutta la molteplicità, si trasforma in unità quando le opposte direzioni si equivalgono e ciò avviene in modo compiuto solo in quel quadrato centrale. Tutta la molteplicità che scaturisce da continui sbilanciamenti fra orizzontali e verticali diventa equilibrata sintesi nella proporzione quadrata.

Il pittore può così suggerire il mutevole aspetto della realtà (tutte le diverse relazioni fra orizzontali e verticali..) senza tuttavia trascurare l'idea di sintesi ed unità invocata dallo spirito umano di fronte all'infinita varietà del mondo.

Altrove vediamo dei tentativi analoghi verso proporzioni quadrate che tuttavia non raggiungono la condizione permanente del quadrato che si osserva nel centro.
Ci confrontiamo così con uno spazio incerto, denso di equilibri instabili che nel quadrato centrale raggiungono un momento di stabilità e certezza per poi riprendere a mutare assumendo configurazioni sempre nuove e diverse.

La composizione esprime un equilibrio ideale (il quadrato) ed allo stesso tempo tiene conto dell'imprevedibile evolvere dell'esistente con i suoi incerti e mai del tutto raggiunti equilibri, sempre in bilico tra forze contrastanti. Pensiamo anche alla nostra vita interiore sempre contesa fra pulsioni opposte.

“Nell'arte è importante distinguere due tipi di equilibrio: 1) equilibrio statico 2) equilibrio dinamico. È sempre naturale per gli esseri umani ricercare l'equilibrio statico. Questo equilibrio è ovviamente necessario all'esistenza nel tempo. Ma la vitalità, nella continua successione nel tempo, distrugge sempre quest’equilibrio.
L'arte astratta è un'espressione concreta di tale vitalità.”
(Mondrian)

 

 


 

 

Il rettangolo centrale diventa due anni più tardi un quadrato in una nuova composizione dove tutto si esprime ormai attraverso mutevoli relazioni fra linee orizzontali e linee verticali. Ogni segno è diverso in base ad una sempre nuova combinazione fra le opposte direzioni. Ogni segno è diverso ma tutti condividono una stessa intima natura e cioè il rapporto perpendicolare.
Anche nel mondo reale ogni forma vivente è diversa dalle altre ma tutte condividono delle stesse proprietà di base. “C'è un disegno comune a tutte le cose, le piante, gli alberi, gli animali, gli uomini, ed è con questo disegno che si deve essere in consonanza" (Henri Matisse). Come sintonizzarsi con tale disegno se non astraendo dall'aspetto particolare di ogni singola cosa?
In questa fase Mondrian getta le fondamenta di uno spazio plastico che, invece di imitare la parvenza di alcune cose, vuole suggerire, seppure in forma astratta, la totalità delle cose. "L'arte deve esprimere l'universale" dirà Mondrian. Sebbene tutti i segni condividano la stessa fondamentale relazione fra orizzontali e verticali, ogni segno esprime qualche cosa di diverso.
In forma astratta la composizione evoca la molteplicità di cose esistenti al mondo senza più indugiare sull'aspetto esteriore di alcune che escluderebbero necessariamente tutte le altre. "Quanto ai dettagli, il pittore non deve più preoccuparsene. C’è la fotografia per rendere cento volte meglio e più rapidamente la moltitudine dei particolari." (Matisse).