Osservando in sequenza 1 - 2 - 3 - 4 - 5, vediamo le composizioni arricchirsi progressivamente di rette che frazionano lo spazio della tela in una crescente quantità di parti.
Dopo l'estrema sintesi raggiunta intorno al 1930, soprattutto con le tele di formato a losanga, dal 1934 in poi Mondrian reintroduce nelle sue opere un crescente livello di complessità.
Il processo di moltiplicazione dello spazio non si è compiuto in modo così rapido ma ha richiesto sette anni di paziente lavoro durante i quali Mondrian ha elaborato non meno di settanta diverse composizioni.
Vedremo questa evoluzione in maggior dettaglio nelle prossime pagine.

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L'unità quadrata, fin qui evocatrice di sintesi fra le opposte direzioni, si apre alle dinamiche sollecitazioni di orizzontali e verticali fino ad accogliere in sé un frammento di verticale (3).

 

4a: il quadrato si unisce alla dinamica percorrenza delle due rette verticali e quando incontra le rette orizzontali si espande frazionandosi in una varietà di scansioni (4b), alcune delle quali formano una grande proporzione quadrata (4c). Sei aree sommate insieme formano un grande quadrato che la superficie rossa contribuisce ad evidenziare (4c).

La dinamica percorrenza delle rette sconvolge l’equilibrio certo dell'unità (4a) che si espande e rimane in equilibrio instabile fra scansioni orizzontali e scansioni verticali (4b - 4c). L’uno (4a) si moltiplica (4b) ed il molteplice si riassume nell’uno (4c).
La linea verticale rossa controbilancia l'espansione in senso orizzontale (4b) che riapre anche il grande quadrato (4c).

 

5: la moltiplicazione dello spazio prosegue e sono ora ben tredici le rette nere che attraversano la superficie bianca della tela.
Sei rette orizzontali e sette rette verticali s’incontrano nella zona centrale, generando una pluralità di scansioni dove prevale ora una ed ora l’altra direzione. Talvolta gli opposti raggiungono l’equivalenza per poi tornare a prevalere vicendevolmente.

Ci confrontiamo così con una realtà molteplice dove tutto cambia.
Sembra di vedere qui riassunti in un’unica tela i rettangoli orizzontali, verticali e quasi quadrati
delle composizioni realizzate da Mondrian fra il 1921 ed il 1932.

 

Riassumendo le cinque opere fin qui esaminate, vediamo un quadrato certo (1) diventare un quadrato probabile (2) che si esprime come continua variazione di sé stesso (4 - 5). Ricordo che in realtà tale evoluzione ha comportato un numero ben maggiore di opere.
In forma del tutto nuova ritroviamo dunque la sostanza di quanto abbozzato da Mondrian nel 1915 (6).
Nel 1915 una molteplicità di situazioni diverse si riassume in un quadrato più stabile e certo il quale si apre più in alto ad un secondo quadrato che poi rifluisce nel mare di relazioni sempre nuove e diverse. Nel 1937 vediamo una molteplicità di scansioni diverse riassumersi in un modello ideale (il quadrato blu) il quale si riapre ad un mare di entità che cambiano continuamente aspetto (5b).
Tutta l'opera Neoplastica di Mondrian riconduce a Molo e Oceano 5 del 1915. "La vita è un continuo approfondimento della stessa cosa" dirà l'artista.

 

7: l'incontro di dodici rette orizzontali e undici rette verticali genera una moltitudine di relazioni diverse che prendono la forma di
rettangoli verticali, rettangoli orizzontali, più o meno marcati, fino a proporzioni prossime a quadrati. La novità sostanziale sta nel fatto che
sono ora tre colori diversi, non più solo il nero, a delineare le diverse proporzioni.

Il quadrato univoco dei primi anni venti (un campo bianco definito da rette nere) cambia ora continuamente aspetto.
La sintesi unitaria che nel corso degli anni venti si apriva ad un colore e poi ad un altro colore, si apre ora simultaneamente a tutti i colori.
Nell'arco di venti anni l'uno si è del tutto compenetrato con il molteplice.

 

Fra il 1920 ed il 1942 l'uno si compenetra con il molteplice ed è questo ciò che Mondrian voleva. Tuttavia, come già in altre fasi del so lavoro, il traguardo raggiunto non soddisfa del tutto l'artista il quale, contemplando New York City, vede che in questa composizione lo spazio infinito sembra prevalere su quello finito; il molteplice prevale ora sull'uno.
Manca in questa tela una componente stabile che controbilanci in modo più evidente la dinamica continuità delle rette ed evochi con ciò un certo grado di permanenza dello spazio. Funzione questa quasi sempre assolta nelle opere precedenti da ben visibili proporzioni quadrate.

Nella costante dialettica fra uno e molteplice ancora una volta Mondrian si trova ora a dover ristabilire equilibrio fra i due aspetti.
Se a partire dal 1933 fu necessario riaprire l’uno al molteplice, nel 1942 è necessario trovare sintesi ed unità di uno spazio che, nel frattempo, si è notevolmente moltiplicato.

Nell'ultima opera che Mondrian riuscirà a completare, Broadway Boogie Woogie, il pittore ristabilirà un perfetto equilibrio fra molteplicità ed unità.
Anticipiamo qui un breve esame del dipinto che verrà ampiamente svolto nelle prossime pagine.

 

1

1932

2

1934

   

3

1936

   

4

1936

 

5

1937-42

   

6

1915

   

7

1942

   

Una proporzione quadrata relativamente stabile e certa (1) assume un equilibrio instabile (2).

2: il quadrato è conteso fra un rettangolo verticale ed un rettangolo orizzontale.
Un pattern questo già osservato in una losanga del 1925.
Questa situazione sembra svilupparsi dal piccolo e ben definito quadrato nel centro che, sollecitato dal dinamico incedere delle rette opposte, si estende verso il basso a destra restando in bilico fra due contrapposti rettangoli. La dimensione finita del quadrato si apre allo spazio infinito delle rette.

 

Se in 3 l'unità quadrata si apre ad una verticale, in 4 essa si ritrova immersa
all'interno di un flusso verticale che passa nel centro della composizione (4a).
Una percorrenza verticale che assorbe in sé la proporzione quadrata.

 

Vedere i due quadrati (4a) (4c) come momenti successivi di un’unica entità che si trasforma significa vedere nel movimento un fattore unificante ed è proprio questa una delle qualità fondamentali della geometria neoplastica. Il Neoplasticismo ci esorta a contemplare ogni cosa ed ogni situazione nel suo divenire.

 

La zona centrale, così densa di mutevoli eventi, fluisce in basso a destra verso una proporzione quadrata (5a). Si tratta del quadrato chiuso di 1 - 2 - 3 che si è ora frazionato in quattro parti con una parte, a sua volta quadrata, che si accende di blu.

Dal molteplice campo centrale passiamo ad un brano di spazio più sintetico dove il colore ci dice che gli opposti si equivalgono, la dualità si annulla e l’unità prevale. Il quadrato blu appare come un modello ideale di cui tutte le scansioni della zona centrale sono continua variazione (5b).

 

L’incombente seconda guerra mondiale spinge Mondrian a trasferirsi da Parigi a Londra e poi a lasciare il vecchio continente.
Stabilitosi a New York alla fine del 1940, l’artista riprende alcune tele, ripassando di rosso alcune rette precedentemente dipinte in nero.
Inizia poi nuove opere mettendo definitivamente da parte le linee nere in favore di rette gialle, rosse e blu.

Ad una complessità che si esprimeva solo per mezzo della forma (4 - 5) si aggiunge ora anche la variabile del colore (7).
La fioritura di rette colorate costituisce un ulteriore sviluppo nel processo di moltiplicazione dello spazio iniziato nel 1934.
Nel 1933 quattro rette si erano improvvisamente colorate di giallo.

 

 

 
           

4a

4b

4c

 

5a

5b

   

7a

 

Fra il 1915 ed il 1942 un quadrato appena disegnato si imbeve progressivamente di colore, moltiplicandosi e cambiando continuamente aspetto. Simbolo plastico della coscienza unificante che si apre all'infinita varietà del mondo ed all'imprevedibile evolvere della vita.

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